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Caseificio Passalacqua

Alimentazione. Pesce e carne, cambiare spesso il menù riduce il consumo di contaminanti

Acquistare consapevolmente, variare ogni giorno i cibi. Accorgimenti che riducono il rischio di esposizione e accumulo di mercurio, cadmio, microplastiche. Inquinano i mari e contaminano le carni. Un calcolatore vero e proprio dove si inseriscono sesso, età, se si è in gravidanza o allattamento e si indica quanto pesce si mangia, in grammi, di che tipo, quante volte a settimana, indica cosa è opportuno acquistare.

È un algoritmo, in base a dati come sesso, età, se si è in gravidanza o allattamento, o quanto pesce si mangia, in grammi, di che tipo, quante volte a settimana, a stabilire se di quel pesce se ne è assunta una quantità eccessiva e quindi va sostituito. Il fine è la riduzione all'esposizione e del conseguente accumulo di contaminazione da metalli pesanti: mercurio, cadmio, microplastiche.
Più è grande la taglia di pesce consumato, maggiore è la contaminazione. Il pesce grande, in cima alla catena alimentare, cibandosi dei più piccoli, accumula nelle proprie carni i contaminanti dei pesci predati. "Nel Mediterraneo al mercurio da emissioni industriali - spiega Antonello Paparella, microbiologo dell'università di Teramo - si aggiunge il cinabro, un minerale di mercurio diffuso sui fondali e in giacimenti. Nel mare i batteri trasformano il mercurio in metilmercurio, la forma più tossica. Nella maggior parte dei pesci il mercurio è sotto i limiti di legge ma in alcuni grandi predatori il rischio è maggiore, come nel tonno rosso, nel pescespada e negli squaliformi (verdesca, smeriglio, palombo). Il tonnetto pescato fuori dai nostri mari contiene meno mercurio, anche per le dimensioni più ridotte. Nel Mediterraneo la pressione antropica favorisce l'accumulo di sostanze indesiderate. Un recente studio italiano ha dimostrato la presenza di microframmenti di plastiche nelle fibre muscolare del pesce". Per evitare l'esposizione non occorre eliminare il pesce dalla propria dieta, anche perché così facendo si eliminerebbe un elevato apporto nutrizionale fondamentale per la salute di tutto l'organismo. Occorre invece prestare molta attenzione ed essere consumatori consapevoli. Un valido strumento è il progetto finanziato dall'Unione europea: Fishchoice, www.fishchoice.eu, con il quale è possibile essere guidati nella scelta del pesce più adatto e nella frequenza del consumo. Come ha fatto la Fda americana, considerandone ben 62 diversi tipi: quelli da mangiare una volta alla settimana, come tonno in scatola o pinne gialle, cernia e lampuga freschi; quelli da portare in tavola due o tre volte alla settimana, come acciughe, sardine, merluzzi o sogliole, salmoni o sgombri; e quelli da evitare, come squaliformi, tonno obeso e pesce spada atlantico.
Diverso il discorso per i pesci di allevamento, per i quali il rischio di inquinamento è molto basso, in quanto acqua e mangimi sono monitorati, come spiega Fabrizio Capoccioni, ricercatore del centro di zootecnia e acquacoltura del Crea: "L'allevamento è interamente monitorato, il ciclo produttivo non supera i due anni e mezzo, per cui le taglie sono ridotte, e l'alimentazione controllata, quindi non c è rischio di accumulo di metalli. Inoltre – sottolinea Capoccioni - gli allevamenti sono in zone in cui i flussi di corrente marina evitano ristagni e fioriture algali, quindi non c'è alcun rischio metalli. Negli allevamenti, piuttosto, il problema è quello dei farmaci usati a scopo preventivo. Non tanto gli antibiotici, il cui uso si è molto ridotto, ma gli antiparassitari, che continuano ad essere indispensabili per l'intensività di molti allevamenti. Anche se quelli italiani lo sono comunque meno e hanno più alta qualità rispetto, per esempio, a quelli greci ".
Allevamento o no, il principio di precauzione è diversificare quanto più possibile tutti gli alimenti. "Anche perché il rischio zero non esiste - ammette Valentina Tepedino, coordinatrice settore ittico della società scientifica di medicina veterinaria e preventiva Sivemep - e fare analisi su tutto il pescato è impossibile. Gli esami sono a campione, e l'Italia è il Paese che ne fa di più tenendo conto anche dei controlli precedenti”.

 
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