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Alimentazione. Cibi salati: riducono la sete e aumentano la fame

Lo studio, degli scienziati della Vanderbilt University in Germania e pubblicato dal Journal of Clinical Investigation, ha dimostrato come l'assunzione eccessiva di sale induca a bere solo nel breve termine: in realtà si avrà meno sete perché il corpo inizia a risparmiare e a produrre più acqua.

Non avremo sete a lungo termine se avremo mangiato un prosciutto molto salato, anzi, la sete finirà e il nostro organismo inizierà a risparmiare e a produrre più acqua.
Lo ha scoperto un team di scienziati della Vanderbilt University in Germania.
La ricerca ha prodotto risultati, apparsi sul Journal of Clinical Investigation, sull'alta assunzione di sale che potrebbero fornire un approccio completamente nuovo sulle epidemie occidentali di obesità, diabete e malattie cardiache.
Tra il 2009 e il 2011, Titze, Prof. di Medicina e di Fisiologia Molecolare e Biofisica ed i suoi colleghi, hanno condotto studi sul bilancio di sodio a lungo termine nei cosmonauti russi che partecipavano ad un programma di simulazione di volo spaziale in una struttura di ricerca a Mosca.
Inaspettatamente, quando il sale nella dieta è stato aumentato da sei a 12 grammi al giorno, gli uomini bevevano meno acqua, non di più. Questo ha suggerito che avevano conservato o prodotto più acqua.
In uno step successivo del trial sui topi, i ricercatori hanno dimostrato che alte quantità di sale nella dieta inducono uno stato catabolico tale per cui, l'acqua viene eliminata insieme al sale, o in alternativa il prezzo da pagare per evitare la disidratazione è l'atrofia muscolare. Oppure mangiare di più. Questo potrebbe essere il motivo per cui i partecipanti allo studio riferivano di essere affamati.
“Abbiamo sempre incentrato la ricerca sul ruolo del sale nell’ipertensione arteriosa. I nostri risultati suggeriscono che c’è molto di più da sapere. Un elevato apporto di sale può predisporre alla sindrome metabolica”, conclude Titze.
Secondo le direttive dell'OMS la quantità di sale raccomandata oggi è minore di 5 grammi per adulto al giorno.

Fonte: Journal of Clinical Investigation

 
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