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Caseificio Passalacqua

In amore come in guerra

È l’amore che segna la nostra vita. L’amore segna il progresso spirituale, culturale, sociale e ogni altro aspetto della specie umana. Il senso di devozione che l’amore suscita è tale che può riguardare una persona, un luogo o un lavoro con la stessa abnegazione e inclinazione di amante, professionista, artista, al punto che il risultato suscita ammirazione e richiamo.

L’amore spinge continuamente l’amante verso l’amato, e, senza annullare la propria libertà e quella altrui, occorre spingersi a progettare la nostra vita avvalorando le emozioni, limitando le paure che tolgono energia al desiderio di perfezione. Gli amori sono sì difficili, spesso basati sulla paura (trasmessa dal padre e/o dalla madre, a causa di una mancata educazione sentimentale), ma è fondamentale saper superare la condizione di sofferenza per dare slancio ad emozioni capaci di dar vita al nuovo. Nelle relazioni umane rischia di vigere la condizione di stabilità emotiva senza impegno in tale direzione. Che sia l’instabilità a prevalere spiegherebbe come mai Venere e Marte siano incerti. È il poeta romano Ovidio a indicarci l’argomento.
Il nostro percorso di vita è incerto, eppure gli esiti delle nostre scelte possono condurci allo sviluppo armonico della nostra esistenza. Chi intraprende una relazione sa bene che sarà costretto a militare in sua difesa e chi è in guerra non potrà fare a meno di stare alle condizioni di una battaglia per obbedire a una legge fondamentale dell’esistenza.
La storia dell’umanità è regolata dall’unione, non solo per spirito di sopravvivenza, anche per garantire sicurezza, prestigio, ed è travagliata dalla guerra, una “mania” pari a quella dell’amore. Amore e guerra si possono considerare pari dato che si va in guerra in nome della pace, sebbene ci sia predisposizione all’amore e alla guerra. L’amore spinge all’azione, così la guerra. E in questo esercizio di libertà e di difesa della natura dell’amore e della guerra sembra risiedere la realizzazione di un progetto superiore, al punto da giustificare instabilità e perdite per salvaguardare il proprio campo.
Nelle relazioni umane se la paura trova spazio si agisce con aggressività, con la competizione, con la sottomissione, con il disprezzo, con la fuga, con la falsa indifferenza ecc., per nascondere l’incapacità di essere autonomi dalla famiglia di appartenenza o persone in grado di agire in modo indipendente; molti sono infatti soggiogati dalle paure e non riescono a svincolarsi da un’educazione, ovviamente mancata, che li spinge a creare il vuoto attorno a sé, a vivere condizionati da un controllo patologico senza mai diventare consapevoli della necessità di uscire dalla rigidità delle proprie azioni per acquisire libertà interiore, e vivere finalmente liberati dell’ombra del padre e della madre cattivi educatori. L’educazione sentimentale è un percorso necessario per imparare a riflettere sulle loro emozioni. Indubbiamente nessuno si può imporre di amare l’altro, ma un agire morale corretto è possibile, improntato sul rispetto, sulla sincerità, sulla lealtà, sulla disponibilità, sull’aiuto. Se si superano i pensieri negativi, il desiderio di costruire in una coppia, pur essendo anch’essa una scelta difficile, ci spinge persino a minimizzare gli ostacoli, facendo prevalere una potenzialità nuova che consente di costruire insieme, non di distruggere, posto che è impossibile controllare ogni aspetto della nostra storia.
Conoscere i miti può aiutare a sviluppare la nostra identità, a governare l’imprevedibilità e a trovare la chiave d’accesso per uscire dalla condizione di vittima, per non diventare carnefice, e imparare a tirare fuori quello che è “dentro di noi”, concordi con i magistrali insegnamenti di Socrate, Agostino o Leonardo da Vinci. Altrimenti rischiamo di ritrovarci a incarnare l’identità del consumatore, di chi seduce l’altro, con l’abito o con la macchina o con altri beni materiali, non consapevoli dell’unicità di una persona, certamente imperfetta, che va vista con gli occhi dell’anima e non con quelli della mente. Diversamente non sarebbe così raro innamorarsi rispetto agli anni che abbiamo da vivere.
Nella letteratura troviamo il supporto necessario per esplorare la vasta gamma delle situazioni umane e delle relazioni, sorprendentemente prismatica, se consideriamo quanto possa essere devastante la ricerca di una condizione di equilibrio personale e nelle relazioni, per fortuna non tutte dall’esisto tragico. Se assumiamo come storia a lieto fine quella dei due leggendari amanti del mito greco “Amore e Psiche”, la bellissima Psiche, pur essendo simbolo di incontrastata passione, deve superare delle prove impossibili per ricongiungersi al suo amante che deluso l’aveva abbandonata. Secondo la narrazione mitologica, Psiche esausta e sciupata, minacciata di morte se avesse disobbedito a un divieto, apre il vaso che l’avrebbe fatto tornare bella come sempre e pertanto cade in un sonno profondo. Nel frattempo, Amore comincia a cercare dappertutto Psiche, avvertendone la mancanza; finalmente scorta, la sveglia pungendola con una delle sue frecce e, chiuso il sonno nel vaso, la conduce sull’Olimpo chiedendo a Zeus di renderla immortale. Dopo le nozze, ebbero la figlia che chiamarono Voluttà. Il mito non mancò di ispirare scultori e pittori.
Lontani dal rassicurante finale di Amore e Psiche, per certi versi, risultano i protagonisti dell’opera di Botticelli che ha raffigurato Venere e Marte: da un lato, abbiamo la dea della bellezza sdraiata, dall’altro, il dio della guerra addormentato. Rappresentati con lo sguardo malinconico lei e in un sonno profondo lui, probabilmente dopo una relazione sessuale, si vede Marte che dorme spossato, placato da Venere, qui simbolo dell’amore, che contrasta la violenza simboleggiata dal dio della guerra; per cui non sfugge l’auspicio della scena che mette in evidenza la virtù della donna e la necessità interiore dell’uomo di rasserenarsi. Equilibrio e armonia regnano nell’opera che esprime l’esigenza di pace e di salvaguardia della famiglia.
L’amore appartiene all’anima e la guerra, come passione, appartiene anch’essa all’anima. Niente sembra arrestare “un terribile amore per la guerra”, se assumiamo il titolo avvincente che Hillman dà al suo libro, anche se vogliamo nutrire la speranza di una cultura improntata sulla pace e sulle relazioni basate sulla costruzione di un progetto comune. Sembra che le relazioni non durino per incapacità di far fronte alle aspettative, di compiere gesti concreti, per scarsa disponibilità ad impegnarsi, ma forse perché non si sa bene che cosa si intenda per amore. Quando ci si ama non ci si allontana. La riflessione di Gandhi può costituire un invito a ripensare comportamenti lesivi, dagli effetti incalcolabili: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare”.
Se rimane in agguato la minaccia del cattivo gioco, lo “stato di pace” non potrà essere considerato permanente. Nel progetto filosofico “Per la pace perpetua” di Kant apprendiamo che “Lo stato di pace tra gli uomini, assieme conviventi, non è affatto uno stato di natura”, semmai uno “stato di guerra”, dove le ostilità possono sempre prodursi, poiché non garantisce all’altro una condizione di stabilità.
Liliana Nobile

 

 
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