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Caseificio Passalacqua

L’uomo e le relazioni conflittuali

La durata e non l’intensità è fondamentale nelle storie d’amore. Molti uomini, in preda alle ansie, ai conflitti e alle contraddizioni si rivelano recalcitranti ad assumere le responsabilità della vita di coppia e restano prede di continui ripensamenti e di improvvisi cambi di rotta. Il disturbo nelle relazioni è con se stessi e con gli altri, si manifesta nella vita quotidiana con tentativi falliti di adattamento.

Risvegliarsi e non sentirsi pronto per una relazione di lunga durata ha conseguenze differenti: da un lato abbiamo chi fa attendere e dall’altro chi attende. Far attendere è una forma di potere esercitato, in modo più o meno consapevole, su chi attende, assoggettato alle condizioni dell’altro. Chi fugge esercita potere, chi aspetta manifesta la sua dipendenza, incapace com’è di recidere il filo che lo lega al soggetto che lo rende prigioniero. Chi aspetta dimostra di essere innamorato. “Sto aspettando? Sono innamorato.” è la domanda seguita dalla risposta di colui che ama. Troviamo l’attesa amorosa come oggetto di indagine nel testo suggestivo di Roland Barthes, “Frammenti di un discorso amoroso”. Che si tratti di “Frammenti di un discorso” non ci suggerisce la difficoltà di gestire il vasto materiale relativo alla materia, piuttosto l’inclassificabilità di un argomento che si avvale di figure complesse.
L’attesa amorosa, con le sue dinamiche, è una delle più suggestive, il cui senso è ritrovabile nel non raggiungere l’obiettivo, dato che l’attesa amorosa realizza ed esaurisce essa stessa nel suo svolgersi. Nell’immaginario collettivo l’attesa è sempre da ricondurre a una donna. La storia della letteratura, il cui esordio narrativo è segnato dall’Odissea con la figura di Penelope, conferma la presenza di un luogo comune incentrato sulla donna che attende un uomo. Ma i romanzi dell’Ottocento e del Novecento, pur confermando questo ruolo femminile, trasformano l’idea di donna dedita alla vita domestica e la rendono più controversa, al punto che l’attesa tocca anche il destino dell’uomo. Nel romanzo di Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, il personaggio protagonista è un irrequieto che cerca di salvaguardare la figura della moglie, interrompendo avventure erotiche intense per ritornare da lei anche nel cuore della notte. Il ritorno al porto sicuro è per molti uomini quel che li preserva dalla dispersione e li salvaguarda. Le donne, spose o madri che siano, coltivano sentimenti ambivalenti e, pur capaci di vivere da sole, non rinunciano a tenere presso di sé il bambino per esorcizzare lo spettro della solitudine.
Quando un uomo è insoddisfatto, si guarda attorno, via via tradisce, intanto trova sempre un’altra disponibile a prendere la parte della prescelta, ma ha un comportamento che dipende dalla sua anaffettività. Indubbiamente proviene da una situazione familiare in cui nessuno gli ha insegnato ad amare. È stato educato a fare sempre il proprio dovere, ad essere gratificato se è stato bravo scolaro, svalutato nel corso della sua infanzia da uno dei due genitori, investito di aspettative eccessive, per cui è stato incoraggiato e sostenuto concretamente e, al contempo, deprivato di quell’affetto necessario per farlo sentire realmente amato. Per molti uomini il legame affettivo costituisce una limitazione della loro libertà, non sono pochi i casi di rottura di un fidanzamento o di un matrimonio.
Gli uomini che non hanno ricevuto una corretta educazione sentimentale, conducono dei rapporti che si rivelano delle vere e proprie trappole per le vittime prescelte. Giocano paure, timori, senso di inadeguatezza, incapacità di assumersi delle responsabilità o di ferire, nel caso in cui si vive una relazione, ma la scelta dell’uomo di non parlar chiaro se da un lato è fatta per non ferire, per non allontanare bruscamente la donna che frequenta o per non essere considerato incapace di mantenere gli impegni presi, dall’altro resta il fatto di non sapere mantenere gli impegni presi. Spesso si rifiutano di assumere forme di impegno chiaro, tanto nella frequentazione di amici e parenti della loro compagna, quanto nello stile di vita e nella progettualità. Non sono mai risolti nelle scelte affettive, rispetto a un rapporto passato, al punto da intraprendere una nuova storia “senza aver portato emotivamente a termine una storia precedente”, come sostiene Enrico Maria Secci nel trattato sul mal d’amore “Gli uomini amano poco”, e spesso cercano di conformarsi alla maggior parte delle persone ma rimane costante il loro disimpegno affettivo. A questo punto dobbiamo ammettere la veridicità dell’assunto di Nietzsche espressa in questi termini: “L’amore è certamente tutto, meno che un mezzo di conoscenza”. Amare uomini divisi, indecisi, irrisolti, possessivi, come anche donne seduttrici, tradite, frustranti, inquisitrici, è correre il rischio di intrappolarsi con persone che si innamorano ma non sanno amare o che non amano e assoggettano al controllo, di avventurarsi nel circolo vizioso delle relazioni pericolose e di acuire le debolezze di soggetti che non riescono a sviluppare il loro potenziale positivo.
Non si può amare lontani dall’attitudine a un sentimento che richiede le competenze di un’arte, secondo Fromm, o la capacità di rinnovamento, secondo Alberoni, o semplicemente la capacità di corrispondenza, di esporsi e di accogliere l’altro con gioia, lontani da logiche materialistiche e pornografiche.
Io parteggio per il dialogo amoroso, il discorso è purtroppo ancora oggi di un’estrema solitudine, per dare con coraggio voce ai sentimenti, per non rinunciare ad avere accesso a una grammatica nuova, per non compromettere la nostra stessa felicità.

 
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