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Caseificio Passalacqua

L’incapacità di amare

Quando intraprendiamo una relazione non sappiamo di addentrarci in un possibile campo minato. L’innamoramento ha il potere di unire ciò che era diviso e di far nascere un’unione che avvia un percorso non ancora definito.

Non è un caso se distinguiamo l’infatuazione dall’innamoramento e l’innamoramento dall’amore. L’infatuazione svanisce presto, l’innamoramento è un susseguirsi di momenti in cui attrazione erotica e interesse si ripresentano e se siamo corrisposti pensiamo persino di mettere in discussione il nostro passato, le aspettative deluse, i dolori, i rimpianti, le forze impiegate per reagire e le difese che abbiamo elevato per difenderci da eventuali delusioni. La spinta dell’innamoramento impone di andare avanti e di riorganizzare tutto sotto una luce nuova, il che non conduce ad amare e ad essere amati. Le persone appagate di sé e di quello che hanno non si distraggono dalla loro relazione.
Chi si innamora con una certa frequenza, soprattutto se non è più giovane, ha una predisposizione all’innamoramento, un tratto giovanile e depressivo al contempo, una tendenza a compensare ciò che non si è e ciò che non si ha. Il passato con tutte il suo carico di ferite non viene percepito come ostacolo, prevale infatti la voglia di reagire e ci si difende da esso con la rimozione, con la distrazione, con lo spirito di rivalsa, con la forza di volontà capace di superare tutto: ma è qui che si annida l’inganno.
Non è facile rimuovere e superare gli ostacoli di una condizione di infelicità verso cui nutriamo spirito di vendetta, per cui aneliamo una degna redenzione. Infatti coloro che si innamorano ripercorrono il loro passato, si confrontano e credono di avere fatto delle scelte risolutive. Si tende a ridurre o a non dare valore alle esperienze passate, forti dell’idea che si può andare avanti con spirito nuovo e ciascuno si racconta, parla dei suoi amori passati, si sfoga attribuendo colpe alla persona da cui ci si è allontanati. La persona innamorata può accogliere lo sfogo e pensare di vivere una relazione nuova, per contro dubitare del distacco e nutrire gelosia. Quel che si pensa risolto, in effetti, non lo è, a maggior ragione se la persona innamorata vuole il partner tutto per sé. Cosicché la pretesa di esclusività può essere motivo di diverbio e di lacerazione.
Amare conduce a credere che si possa formare una nuova comunità a partire dall’accettazione che il passato è lontano, al punto che si può raccontare all’ex, se in buoni rapporti, la nuova esperienza, credendo di superare le conseguenze dell’abbandono o i risentimenti, convincendosi di non avere più bisogno della persona precedente. Amare può migliorare il rapporto con gli altri, parenti o amici, persino con i figli avuti dal precedente rapporto, non pensando agli effetti negativi che possono delinearsi sullo sfondo.
L’aver trovato il nuovo oggetto del proprio eros fa sì che chi ama cerchi di superare gli ostacoli che si oppongono al consenso, vissuto come un limite a cui opporsi.
Le coppie che costruiscono il legame sull’attrazione sessuale sperimentano un’attrazione fisica che però non è sufficiente a mantenere un rapporto di coppia gratificante. Spesso l’attrazione erotica non è un solido presupposto relazionale, scatta in uomini o donne trattati male dal partner e può affievolirsi quando uno dei due partner si identifica troppo con l’altro o se si è amici, pertanto occorre capire perché si sono innescate determinate dinamiche relazionali. La sessualità non è solo istinto: l’intimità può essere accesa quando ci si riconosce anime gemelle in un’esperienza vissuta e nel momento in cui ci troviamo a viverla, per cui la corrispondenza non dovrebbe essere mortificata, ma occorre ritrovare passione, progettualità e condivisione.
Se un rapporto è in difficoltà può accadere che uno dei due decida di porre fine alla storia attribuendo all’altro la responsabilità.
Intanto l’amore vero non è fare tutto insieme, condividere le scelte, lottare contro tutti, bensì mantenere il dialogo costruttivo, accettare alcune cose che non ci piacciono dell’altro, tollerare le scelte individuali, assumere il peso delle incertezze, e forse avremo modo di portare avanti un rapporto a lungo termine. Di fatto non è esclusa la possibilità del tradimento, indipendentemente dall’avere accanto una persona sciatta o che si cura per conquistare il partner e salvare la relazione. La stagnazione della fantasia o del desiderio, la perdita d’interesse o l’innamoramento ci pongono di fronte ad una scelta. Dunque non è in questione l’essere freddi o l’essere impulsivi, bensì l’emergere delle ferite che turbano il nostro mondo interno e perturbano le nostre scelte.
Innanzitutto bisogna prendere atto dell’incapacità di mettersi in gioco. Vi sono persone che si sentono in pericolo quando si tratta di affidare la propria vita a chi nutre interesse nei loro confronti. Si alza la guardia e si acuisce la percezione del rischio all’interno della relazione. Amore e odio si impastano e da esso può derivare indifferenza, una sorta di sottrazione psichica nei confronti di chi mi richiede manifestazioni di affetto e di slancio.
Intanto la costruzione della corazza interna non è detto che duri. Soprattutto il disinvestimento, per proteggersi da una condizione di vulnerabilità, non è detto che derivi da una mancanza di attrazione, piuttosto dalla paura di perdere un determinato equilibrio.
La passione, soggetta ad un percorso labirintico, può ritrovare il suo senso e ritornare a essere promessa di felicità. Trovarsi in un nuovo rapporto non dà nessuna garanzia e non esclude sovrapposizioni con il rapporto precedente, in quanto l’amore che porta con sé il passato e il presente conserva la traccia di quel che è stato perduto. Innanzitutto, se teniamo aperto il conto con il passato, il presente continuerà a farci vivere come un Giano bifronte. Inoltre, dobbiamo aver chiaro che l’amore non può essere costruito sulla sofferenza degli altri, né sulla propria.
La costruzione del “noi”, inteso come coppia, contempla la capacità di volere insieme quel che è fondamentale per ciascuno. Nella coppia si ha reciprocità in base alla capacità di saper scegliere. Le preferenze della persona amata sono modello ideale, hanno valore esemplare, non c’è imposizione, diversamente non c’è convergenza e preverranno le differenze unite all’incapacità di cambiare per essere apprezzati. Lontana dall’essere un esercizio di prepotenza e di dominio, l’amore contempla anche la lotta, vista come tentativo di valorizzazione della parte migliore dell’amato che, pertanto, si sente spinto ad adottare il punto di vista dell’altro, per cui si cambia per il desiderio di piacere, senza trascurare la necessità di conservare lo spazio individuale.
Per essere una coppia occorre soprattutto avere reciproca fiducia, assumere comportamenti funzionali, coltivare il rapporto con dedizione costante e, dove occorre, correggere i comportamenti che creano disagio al sereno proseguimento della relazione.
Accanto a situazioni tangibili, che possono modificare l’equilibrio di un rapporto, quali la perdita del lavoro, la carriera brillane di uno dei due partner, una malattia, l’infedeltà, la perdita della libido, se ne possono verificare altre legate a difficoltà di gestire situazioni che si innescano nella coppia e che compromettono la comunicazione, la stima dell’altro, la percezione di alcuni comportamenti, al punto da causare tensioni o interruzione del dialogo e progressiva perdita di interesse.
Chi ha problemi a relazionarsi, innanzitutto ha problemi di fiducia in sé, trova partner inadeguati ai quali riversare la sua insicurezza, non riesce a gestire le dinamiche relazionali in senso affettivo e rivela una condizione sentimentale conflittuale e logorante. Nel momento in cui ci si trova di fronte ad emozioni e ad aspetti negativi, bisogna avere il coraggio di riconoscere che la relazione non va: se ti vuole cambiare, se non si fida di te, se mantiene dei segreti, se prende delle decisioni al tuo posto, se ti sminuisce in pubblico o in privato, se non avete gli stessi piani per il futuro, se dice di amarti ma mente a se stesso/a, se la famiglia e gli amici dicono che la relazione va male, se non si ha la forza di abbandonare la relazione riconoscendola come decisione giusta, allora occorre chiedersi: Che cosa voglio veramente?
Non possiamo permetterci di vivere ignorando la necessità di dare risposta a questo interrogativo. Indubbiamente il timore di sentirsi intrappolati e soffocati o la paura dell’intimità, del cambiamento, dell’abbandono, di essere respinti porta a cercare partner che ci dedicano attenzione e che ci stanno vicini, a sopportare situazioni frustanti pur di non essere lasciati, ma in questo modo diamo espressione alla nostra condanna e al fatto che siamo tangibilmente incapaci di decifrare emozioni e sentimenti o, in altri termini, incapaci di amare.

 
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