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Caseificio Passalacqua

A proposito di ETICA e SOCIETA’

Proponiamo questa interessante riflessione che la Prof.ssa Liliana Nobile, dottore di ricerca in Filosofia dell’Università di Palermo, nonché autrice di libri e saggi scientifici sul pensiero filosofico contemporaneo, tra cui “Democrazie senza futuro”, ha esposto in modo più ampio e articolato al Convegno su “Economia e Società tra Etica e Imprenditorialità”, tenuto il 4 marzo 2017, presso il Complesso Monumentale Guglielmo II a Monreale.

Sono stata invitata ad intervenire sul significato dell’Etica in una fase storico-sociale che necessita di un rilancio dell’iniziativa imprenditoriale in Sicilia, dal momento che si tratta di un tema molto delicato e piuttosto attuale, ho pensato fosse opportuno concentrare la mia attenzione su: "Etica, responsabilità e vita", mettendo in evidenza il significato e l'importanza, innanzitutto dell'etica, in quanto scienza della condotta, e di altri termini legati all'etica, termine chiave, nonché dottrina fondamentale per una convivenza umana fondata sul concetto di cittadinanza come partecipazione attiva e migliorativa della società. La lezione filosofica sull'etica trova fondamento nella filosofia sin dalle origini del pensare, nell'antica Grecia, culla della civiltà e della cultura europea, ovvero nell'esigenza filosofica di ricercare i principi morali che guidano e segnano il destino dell'uomo. L'agire umano assume tratti distintivi se la vita dell'uomo è segnata dal mettere in pratica, sia nella quotidianità che in vista del futuro, la virtù, in quanto abito che rende l'uomo buono capace di svolgere bene un compito e persino di essere eccellente, perché il retto comportamento non perde mai di vista il bene. Quest'ultimo è da intendere sia come realizzazione personale ma anche come finalizzato al miglioramento della collettività. Infatti la nostra vita non può non essere che esercizio del retto comportamento, rispetto delle norme, dei diritti e dei doveri, secondo un agire responsabile, per cui la realizzazione dell'uomo non dovrebbe entrare in conflitto con la realizzazione del bene supremo di quelle realtà storiche o istituzionali che sono notoriamente la famiglia, la società e lo Stato. Non possiamo, al giorno d'oggi, trascurare soprattutto la lezione socratica, platonica, kantiana, hegeliana, anche abbiamo diverse dottrine etiche che possono aiutarci a riflettere, in quanto ci consentono di comprendere - non soffermandoci qui sui punti di vista eterogenei riguardanti l'Edonismo, l'Epicureismo, lo Stoicismo, per non dire dell'odierna filosofia della comunicazione - sulla nozione di bene, fondamentale nella dottrina etica, che non può essere offuscata dalla confusione che può generare la nostra ricerca personale di felicità o di piacere. Non si tratta di agire o di fare qualcosa seguendo un mero desiderio o un'appetizione. Il bene che l'uomo cerca di perseguire deve essere guidato dalla ricerca di una perfezione reale che non stride con la ricerca di una condotta personale retta e corretta, ad esempio, al pari di coloro che nell'esercizio della loro professione rispettano e si attengono alla deontologia professionale, ovvero a un codice morale. Secondo Aristotele, il fine della condotta umana è la felicità, che è "deducibile dalla natura razionale dell’uomo"; altra cosa è il piacere come movente, relativo quei motivi o quelle cause che determinano i fatti o che attengono al riconoscimento di una condotta. In seguito, Kant metterà in evidenza la differenza che passa tra un comportamento morale fine a se stesso, per esempio fare l'elemosina per guadagnarsi un posto migliore nell'aldilà, oppure restituire qualcosa, che abbiamo trovato e che non ci appartiene, per principio; in quest'ultimo caso si parla di "legge morale", dato che non si obbedisce a una logica del "calcolo", per cui posso ricevere una ricompensa, o al "sentimento", per cui la persona alla quale restituisco qualcosa che non mi appartiene mi sarà riconoscente, bensì a un "principio morale", a una "legge" del dovere, per cui l'uomo ha una condotta che muove da un "principio" razionale, volontario, compiuto per puro senso del dovere. Infatti per Kant, l'uomo morale è colui che "merita" di essere felice e non chi è felice. La felicità, volendo essere estremi, può derivare da uno stato di euforia da parte di chi ha commesso un furto andato a buon fine e persino non perseguito, ma non possiamo considerare tale condizione degna di lode o di essere emulata al pari di chi ha conseguito una laurea o un merito professionale per l'impegno profuso. In altri termini, il comportamento etico obbedisce a una condotta, secondo virtù, che si avvale dei giusti "mezzi" per raggiungere "il fine". E in tal senso, il comportamento di ciascun cittadino dello Stato e persino lo Stato stesso, che Hegel definisce un "Dio reale", ovvero la più alta forma di eticità o Dio stesso che entrato nel mondo - facendoci notare l'alta considerazione di un'istituzione in quanto realtà superiore alla "natura" -, devono contribuire a realizzare il bene. Pertanto, sfera pubblica e sfera privata non dovrebbero confliggere se si agisce nel rispetto dei valori morali e se ciascun cittadino e ciascun governante agisse nel rispetto della legge morale, che potrebbe essere un principio guida per far sì che le leggi dello Stato, e persino quelle del Parlamento europeo, devono, o dovrebbero, andare in direzione di una condizione migliorativa della società civile, nella quale sfera pubblica e privata non entrano in conflitto perché facce di una stessa medaglia, e persino interesse privato e pubblico non possono essere considerati nel secondo Millennio in contrapposizione, diversamente si giustificherebbero comportamenti contrari alla morale come l’approfittazione indebita, l'abuso d'ufficio, la distrazione di fondi e così via, lesivi della dignità personale e dell'interesse pubblico, nonché del senso di comunità o di società umana. La filosofia ha molto da insegnare, soprattutto in materia di "bene" in termini morali, per un miglioramento personale a partire, ad esempio, dal motto socratico "Conosci te stesso!", ma anche in merito al miglioramento dell'agire politico, sociale e relazionale, economico e non meramente speculativo. Sicché la filosofia può ancora contribuire con linfa nuova a farci riflettere e a riflettere su comportamenti da condannare e non da seguire se pensiamo a migliorare noi stessi e parallelamente la società nella quale agiamo.

 
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