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Caseificio Passalacqua

Basta un click per svuotarci le tasche. Possiamo fidarci? La storia dice di no!

Vi avevo dato appuntamento per questa nuova riflessione sulla veridicità delle bollette e non solo.

Le bollette, gioie e dolori per tanti italiani, di per sé sono la conferma delle nostre necessità, senza di esse non potremmo avere alcuni servizi vitali, dolori perché spesso, invece, riservano spiacevoli sorprese.

 Ma quali i problemi che ne determinano le preoccupazioni? Fino ad una decina di anni fa eravamo abituati ad avere solo pochi fornitori di servizi che pagavamo con il classico bollettino postale o in banca ma, con l’arrivo dei nuovi operatori telefonici, prima e, con la liberalizzazione del servizio elettrico e del gas, poi le cose si sono complicate e non sempre a guadagnarci sono stati gli utenti.

Ricordo ai più distratti che stiamo parlando di servizi resi da soggetti la cui attività è nata per produrre utili e non per fare beneficenza.

Questa puntualizzazione è d’obbligo per capire il confine tra la resa di un servizio e il pagamento del “giusto” corrispettivo. Spiego meglio, chi ci fornisce il servizio pretende, giustamente, il pagamento della fornitura che avviene attraverso la contabilizzazione affidata al responso di un “contatore”. Ma il contatore, chi lo governa, chi lo gestisce, dove si trova, come è tarato e chi lo controlla non ci è dato saperlo.

Esiste un regolamento, una autorità, un qualcuno che tuteli i consumatori sulla veridicità e le promesse che fanno certi fornitori?

Partiamo dall’ultimo esempio che la cronaca ci ha regalato: la truffa della Volkswagen sui gas di scarico. Vi chiederete cosa c’entra con le bollette, ebbene è la dimostrazione che le aziende, pur di fare utili (perché questa è la loro finalità), sono propense verso tutto. Nel caso della Volkswagen, un software appositamente “taroccato”, faceva superare, alle vetture diesel, il controllo per le emissioni di gas nocivi negli Usa. Tutti sappiamo che cosa è un software e che cosa si può fare oggi con l’informatica, pensate per un attimo ai fornitori di servizi telefonici, loro hanno i contatori, loro stampano le bollette, loro amministrano i minuti, gli sms, i giga che consumiamo con internet. Quindi siamo sicuri che facciano bene i conti? Siamo certi che non utilizzino anche loro qualche software “amico” capace di limare, scaricare o quant’altro previsto dal nostro profilo tariffario? Le liti legali e il ricorso all’autorità per le telecomunicazioni sono migliaia, il che significa che migliaia di utenti non si sono sentiti tutelati dal proprio gestore telefonico (sic!). Per non parlare dei contatori elettronici dell’Enel, quanti milioni di contatori ci sono in giro per l’Italia? Pensate solo a quelli della pubblica amministrazione, chi si preoccupa della loro congruità? E le aziende, le famiglie, qualcuno si è mai chiesto se quanto viene fatturato loro sia veramente reale? Ma la cosa più sorprendente e straordinaria è la procedura per la verifica dei consumi dell’elettricità, se un utente ha dubbi sui consumi deve rivolgersi all’Enel e, solo dopo aver pagato per ricevere l’intervento da parte dei loro tecnici, vengono fatti i controlli ma, da quanto ci risulta, pare che non siano mai stati rilevati disservizi. Ricordate l’indagine della Procura milanese che nel 2007 mise sotto accusa i vertici dell’Eni? Secondo gli inquirenti avevano una modalità di misurazione dei consumi molto approssimativa con la quale fatturavano i servizi resi alla clientela. E lo scandalo dei contatori del gas truccati forniti alla Russia? Chi ne ha memoria? Come molti ricorderanno anche le centinaia di ricorsi contro le multe rilevate dagli autovelox non tarati, le multe arrivavano, si facevano i ricorsi e si scopriva che mancava la tarature che ne determinava la fedeltà. Voglio ricordare a tutti anche lo scandalo dei distributori di benzina truccati che nel 2014 la Guardia di Finanza scoprì dopo averne verificato ottocento in tutta Italia e ben duecentotrenta erano truccati. Sapete come? Con la modifica della scheda elettronica che regola l’erogazione.  Chiudiamo con le banche, anche loro usano sistemi elettronici per il calcolo degli interessi e sono loro a determinarli, a caricarli e farli pagare.

Per concludere, basta un click per sottrarre dalle nostre tasche qualche euro che diventano milioni quando i malcapitati rappresentano milioni di utenti italiani. Ma la beffa non finisce qui perché se qualcuno volesse recuperare il maltolto, visti il costo di un procedimento civile, i tempi biblici e le difficoltà della giustizia italica, anche il più coriaceo dei tenaci sostenitori del “mio è mio e il tuo è tuo” alla fine rinuncia.

Ma tutto questo non dovrebbe accadere perché le varie autority di vigilanza e controllo, e sono veramente tante, insieme alle varie associazioni e ai consumatori, dovrebbero anticipare i problemi e non intervenire dopo, come sempre normalmente avviene.

 
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