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Caseificio Passalacqua

Il Paese affonda…

E con esso le speranze di un futuro migliore. Andiamo sempre peggio e nessuno è capace di raddrizzare la nave, due esempi? Pensioni e sanità.

A sentire chi ci governa, il Paese ha ripreso a viaggiare ma come al solito il “Paese reale”, dei problemi e delle difficoltà, e il “Paese di chi dirige le cose” non corrispondono. Sarà perché le differenze sono veramente tante, ma è così.  Il Paese vive una crisi profonda, strutturale, di sistema, non esiste e non è mai esistito un progetto per traghettare una nazione dalla profondità della crisi, partita nel 2007, alle mutate condizioni che oggi hanno completamente ridisegnato vita, rapporti, opportunità e speranze.

Un Paese che si rispetti, al di là dei fattori contingenti ed esterni, se governato da una classe dirigente illuminata e fattiva, progetta il suo futuro e quello dei suoi cittadini. Dove saremo tra dieci anni? Quale Paese vorremmo ci fosse tra dieci anni? Su che cosa dobbiamo investire per garantire da ora a dieci anni futuro, benessere e prosperità? Avete mai sentito un politico, un amministratore affrontare un simile modo per costruire futuro?  Questo vale per tutte le responsabilità, ognuno per la propria parte, che si tratti del Primo Ministro o del Sindaco dell’ultimo paesino. Ci sono settori in profonda crisi, nella sanità non passa giorno che non arrivi una nefasta notizia di mala pratica sanitaria, oramai da nord a sud nessuno la fa franca eppure le eccellenze ci sono. Che cosa non funziona in uno dei settori più importanti per la vita dei cittadini di un Paese? Da diversi anni chi si occupa del bilancio dello Stato ha proceduto a tagli più o meno lineari, cercando di far fronte ai bisogni statali non con una lotta seria alla corruzione, al malaffare, agli sprechi e alla evasione fiscale, ma andando a reperire risorse dove è più facile: tassare ciò che non può sfuggire (casa e auto con le accise sulla benzina) e tagliare i servizi (scuola, sanità, pensioni, servizi sociali, ricerca ecc.). Molto facile far quadrare i conti. Tutti saremmo capaci di farlo, non bisogna certo essere Archimede Pitagorico.

Quando “tagliano” danno la colpa a quelli che hanno sprecato prima di loro e si rifugiano dietro gli accordi con Bruxelles che impongono tagli e rientri, dimenticando che da vent’anni sono sempre gli stessi figuri che ci governano, a parte una sparuta pattuglia di nuovi arrivati. Noi cosa facciamo? Subiamo, nessuno si indigna dei privilegi della casta e, a pagare, sono sempre i soliti poveracci. Questo ha di fatto prodotto una grave situazione strutturale del Paese che si sta avvitando su se stesso stringendo sempre di più la corda al suo stesso collo e consegnando un Paese senza futuro alle prossime generazioni. Qualche esempio: tutti sbraitano sulle pensioni, Monti e la Fornero hanno messo mano ad una riforma certamente necessaria ma fatta da dilettanti allo sbaraglio. Basti pensare al vergognoso imbroglio degli “esodati” ed anche al contributo di solidarietà derivante dal taglio alle pensioni al di sopra di una certa somma, taglio che, in un Paese civile, avrebbe dovuto servire per dare un po’ più di ossigeno ai meno fortunati con pensioni da fame, ma che è andato invece a rimpinguare l’asfittico bilancio dell’INPS. In Italia c’è una fascia di pensionati che fatica a farcela. Risultato? La fuga dall’Italia, sono tanti quelli che hanno scelto di vivere in Paesi dove il costo della vita è più abbordabile. Una nuova classe di emigranti? Con quali conseguenze per l’economia italiana? I soldi vanno all’estero, lo stato non incassa una lira di tasse, i comuni vedono ridursi parte degli introiti, l’acquisto di merci e servizi si riducono e con essi l’IVA e le accise vengono meno! Avete sentito mai qualcuno dire che è un problema?

Ritorniamo alla Sanità, oggi quello che salta terribilmente agli occhi è la rinuncia a curarsi, i tagli che i servizi sanitari hanno subìto non consentono a molti di farvi ricorso. Oggi solo per patologie conclamate si possono ottenere esami strumentali o prescrizioni mediche a costi abbordabili, tracciando un solco profondo tra chi si può curare (chi può spendere) e chi deve prima ammalarsi per potersi curare (i meno abbienti che sono sempre di più). Prima ti ammali e poi ti garantisco le cure, questo è un Paese civile? Una follia, un regalo a chi si arricchisce sulla salute. Anche in questo caso manca un “progetto Paese”, prevenire le malattie per avere un popolo sano con la conseguenza che la sanità costerebbe meno a tutti. Troppo difficile programmarlo, metterlo in atto perché non crea consenso elettorale. Se noi avessimo un Ministro della Salute capace di svincolarsi dall’appartenenza a un partito forse potremmo farcela. E’ molto più facile di quanto si pensi, un programma “unico” nazionale di prevenzione seguendo le linee guida dell’OMS sarebbe già qualcosa. In Italia quello che accade è pura follia, i tagli imposti alla sanità hanno fatto sì che determinate cure non fossero alla portata della maggior parte degli italiani non dispongono delle risorse necessarie. Se prenoti un esame strumentale rischi di attendere da tre a sei mesi, a meno che tu, per farlo, non paghi per intero la prestazione. Solo allora, in pochi giorni sarai accontentato. La gente sta rinunciando a curarsi. Questo è il Paese che noi vorremmo?

 
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