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Caseificio Passalacqua

Chi ci guadagna tra banca e cliente?

Tra cliente ed intermediario sia esso banca, società di intermediazione o assicurazione il rapporto è trasparente alla pari? Vi è mai venuto il dubbio che forse i vostri interessi non fossero così al centro dei pensieri dell’intermediario al quale vi eravate affidati? Avete avuto qualche volta il dubbio che forse si sarebbe potuto fare meglio? Meglio fermarsi qui con i dubbi altrimenti rischiamo domani di vedere svuotate le casse di taluni intermediari. Ma perché è legittimo avere dei dubbi? Per un motivo semplicissimo che si chiama “conflitto d’interesse”. Eventualità ben presente nei rapporti tra chi fornisce un servizio di cui è peraltro “produttore” e chi invece ha necessità di averlo. A sollevare questo dubbio è stata l’Europa che nel 2007 ha riscontrato che il rapporto cliente-banca-intermediario finanziario è un rapporto fortemente sbilanciato di certo non in favore del cliente. Infatti con la direttiva europea n. 2004/39/CE conosciuta come Mifid (Markets in Financial Instruments Directive) recepita attraverso la legge n. 13, del 17 febbraio 2007, viene istituzionalizzata la consulenza finanziaria indipendente senza conflitto di interessi.

Ma perché è stata ravvisata la necessità di emanare, all’interno della Direttiva per la regolamentazione del Mercato degli Strumenti Finanziari, una norma che stigmatizzasse l’eventualità che il rapporto banca/cliente potesse non essere paritetico o tutelante per il cliente? Semplicemente perché con il riordino delle attività finanziarie intervenuto in Italia con il D.lgs n. 415 del 23 luglio 1996, Decreto Eurosim prima e successivamente con il D.Lgs. n. 58/1998 (Testo Unico della Finanza o Decreto Draghi), venivano introdotte delle liberalizzazioni che rafforzavano fortemente la centralità delle banche e la loro operatività, come ad esempio, nel caso della vendita dei titoli il poter “operare” in proprio e non più attraverso un intermediario autorizzato. Quindi mentre prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 58/1998 quando un cliente si rivolgeva alla banca per l’acquisto di un’azione o di una obbligazione, la banca doveva avvalersi di un intermediario autorizzato, con la modifica prevista dal TUF, venendo meno quest’obbligo, la banca poteva ed ancora oggi può cedere al cliente anche un titolo presente nel proprio portafoglio.

E’ mai venuto in mente a qualcuno il dubbio che quando la banca cede essa stessa un titolo presente nel suo portafoglio, tale titolo possa non essere del tutto conveniente?

Per non parlare poi della banca che offre al cliente le sue di obbligazioni, cosa oggi molto in voga e sulle quali il cliente conosce molto poco se non quello che l’operatore bancario riesce a spiegargli.

Ecco come si concretizza il conflitto d’interesse! La direttiva Mifid si è posta l’obbiettivo di far conoscere al cliente queste eventualità costringendo la banca a far firmare al cliente un quintale di carta dove il cliente dichiara: “Sono a conoscenza che l’operazione proposta potrebbe essere in conflitto d’interesse”! Come dire, so che potrebbero darmi qualcosa che a loro non serve più e la rifilano a me e sono contento (sic!). Mi scuso per aver dovuto far ricorso a codici e codicilli ma è solo così che si può rendere l’idea del perché sia stato necessario porsi il problema e dell’origine del rapporto in conflitto d’interesse tra banca e cliente. Non lo dico io ma lo dice all’Italia l’Europa. Qualcuno ricorda Cirio, Parmalat o i Bond Argentini? Quanti risparmiatori sono stati gabbati? E quante sono state le cause civili per cercare di riavere indietro qualche spicciolo? Ed allora quando dovete investire il vostro denaro o quando dovete contrarre un mutuo o un finanziamento ricordatevi che avete difronte a voi sì un amico che lavora in banca ma che non può fare a meno di rispondere al suo Capo, al regolamento interno, alle norme operative dell’istituto, agli obiettivi di risultato che l’azienda gli chiede, alla salvaguardia del suo posto di lavoro. Quindi dimenticatevi per un momento che siete difronte ad un vostro amico ma pensate che state trattando con una controparte dalla quale pretendere –perché pagate- un servizio chiaro, conveniente, adatto alle vostre esigenze ed in linea con i vostri obiettivi e non con i loro programmi, obiettivi e budget. Per concludere sappiate che, quando firmate la Mifid (quella quintalata di roba), se dovesse accadere che il prodotto o il servizio non è in linea con quelle che erano le vostre aspettative dichiarate al momento della sottoscrizione, avrete ben poche ragioni da far valere in caso di giudizio.

Prossima puntata: “Che cos’ è e a cosa serve la Consulenza Finanziaria Indipendente”

 
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