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Salute: "Lo sport è un 'farmaco' ma i medici non lo prescrivono"

La Fondazione del Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze, afferma che lo sport è una buona cura, efficace ed economica, nelle malattie croniche. La poca informazione dei medici circa le evidenze scientifiche in merito fa sì che in pochi lo prescrivano.

Praticare sport assume il valore di un vero e proprio trattamento sanitario: in merito a numerose patologie croniche, garantisce benefici simili a quelli dovuti ai farmaci nella prevenzione secondaria di patologie coronariche, nella riabilitazione post-ictus, nello scompenso cardiaco e nella prevenzione del diabete. La Fondazione richiama l'attenzione sull'argomento. Sono molteplici le evidenze scientifiche secondo le quali per le malattie croniche l'esercizio fisico darebbe risultati sorprendenti, eppure subisce ancora una forte sottovalutazione rispetto a interventi farmacologici o chirurgici. "Il Position Statement Gimbe – dicono dalla presidenza della Fondazione - ha 3 obiettivi fondamentali: sintetizzare le prove di efficacia dell'esercizio fisico su esiti di salute clinicamente rilevanti per 7 patologie croniche, riportare accuratamente effetti avversi e controindicazioni e fornire per ciascuna condizione una guida pratica per realizzare esercizi efficaci".
Artrosi dell'anca e del ginocchio, lombalgia cronica aspecifica, prevenzione delle cadute, broncopneumopatia cronica ostruttiva Bpco, sindrome da fatica cronica, diabete di tipo 2, malattia coronarica e scompenso cardiaco, queste le patologie, selezionate in base al grave livello di disabilità che infliggono e per le quali esistono prove di efficacia dell'esercizio fisico.
"Le evidenze scientifiche – spiegano dalla Fondazione - documentano in maniera incontrovertibile che l'esercizio fisico è efficace in numerose patologie croniche. Tuttavia resta un intervento sanitario ampiamente sottoutilizzato per varie ragioni: limitata conoscenza delle prove di efficacia da parte di medici di famiglia e specialisti, loro mancata sensibilizzazione alla 'prescrizione' dell'esercizio fisico, carenza di percorsi multiprofessionali integrati, mancato inserimento nei livelli essenziali di assistenza di numerosi interventi efficaci basati sull'esercizio, scarsa attitudine all'attività fisica dei pazienti, in particolare se sofferenti".
Il Position Statement Gimbe, che descrive in modo pratico la prassi per ottenere i risultati desiderati: professionisti sanitari, modalità, setting, attrezzatura necessari, procedura, numero, durata e intensità delle sedute, dettagli del programma, pone il focus sulla personalizzazione delle sedute tanto quanto dell'esercizio che deve rispettare le aspettative e le preferenze del singolo paziente. Attenersi in modo pedissequo alla carta di Gimbe consente di non commettere inesattezze, esercizi proposti con modalità troppo diverse rispetto agli studi clinici, come intensità inferiore, durata inferiore o con differenti componenti, vedrebbero la loro efficacia compromessa rispetto a quanto documentato in letteratura. A tale scopo è fondamentale che i medici di base, secondo le raccomandazioni della Fondazione del Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze, sappiano destreggiarsi in materia e avere a disposizione le risorse necessarie alla prescrizione. Ma non è questo il problema maggiore attualmente. Come si può ipotizzare che lo staff medico sia sensibile all'argomento se, come affermano dalla Fondazione “Nelle 149 pagine del Piano nazionale delle cronicità, già approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 15 settembre 2016, il termine 'esercizio fisico' faccia solo una timida comparsa nel capitolo dedicato allo scompenso cardiaco”. Ce lo chiediamo anche noi.

 
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