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Salute. Colesterolo: un vaccino per tenerlo sotto controllo

AT04A, questo il nome del vaccino sviluppato dall'azienda austriaca Affiris in grado di frenare l'aterosclerosi riducendo l'accumulo di grasso che può ostruire le arterie causando malattie cardiovascolari e attacchi potenzialmente fatali.

Sono iniziati i test sull'uomo del vaccino AT04A che, tramite la stimolazione della produzione di anticorpi contro l'enzima PCSK9, chiave nel metabolismo del colesterolo cattivo Ldl, riduce l'esposizione al rischio di eventi cardiovascolari fatali.
Dopo le prime sperimentazioni che hanno riguardato le cavie animali, adesso AT04A e AT06A, un altro composto, sono iniettati sottopelle, dai ricercatori del Dipartimento di farmacologia clinica della Medical University di Vienna, a 72 volontari sani con il fine di valutarne sicurezza ed efficacia.
Entro il 2017 i ricercatori contano di terminare il trial di fase clinica I, iniziato nel 2015.
La ricerca, riportata sulla rivista della Società europea di cardiologia, l'European Heart Journal, è la prima a dimostrare la possibilità di immunizzare topi geneticamente modificati con una molecola che induce l'organismo a produrre anticorpi contro l'enzima PCSK9, che viene prodotto dal fegato e riduce la capacità di 'ripulire' il sangue dal colesterolo cattivo in eccesso.
AT04A, iniettato sottopelle in topi nutriti con una dieta grassa 'all'Occidentale', quindi con un innalzamento del colesterolo e l'evento di aterosclerosi pronto ad esplodere, è in grado di dimezzare i livelli di colesterolo totale (-53%), di abbattere del 64% i danni aterosclerotici ai vasi sanguigni e di ridurre del 21-28% i marcatori biologici spia di infiammazione vascolare.
Gli anticorpi anti-PCSK9 (quindi indirettamente anti-colesterolo) sono rimasti funzionali durante tutto il periodo di studio e le concentrazioni restavano elevate anche a ricerca conclusa.
"Si può dunque assumere che i livelli di colesterolo continuino ad abbassarsi con un effetto long-lasting - afferma Günter Staffler, Chief Technology Officer di Affiris e tra gli autori dell'articolo - Se questi risultati si replicheranno nell'uomo, potrebbe significare disporre di una terapia a lunga durata d'azione che, dopo la prima somministrazione, necessiterebbe solo di un 'richiamo' annuale. Un vero e proprio approccio immunoterapico, efficace e conveniente per i pazienti, che aumenterebbe l'adesione al trattamento".
Rimane però il rischio, puntualizzato nell'editoriale di commento da Ulrich Laufs (Saarland University, Germania) e Brian Ference (università di Bristol, Uk, e Wayne State University School of Medicine di Detroit, Usa) circa "la sicurezza e gli effetti immunitari a lungo termine nell'uomo che vanno valutati molto attentamente". Laufs e Ference richiamano infatti l'attenzione sulla "possibile insorgenza di diabete", fra i rischi ipotizzati per l'uomo.

 
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