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Salute. Parkinson: un orologio da polso anticipa la diagnosi

Anticipare la diagnosi e riconoscere se la persona è affetta dalla malattia o da un tremore essenziale, il dispositivo, realizzato da Università Campus Bio-Medico di Roma e ateneo di Oxford, come spiega Di Biase, primo autore della ricerca, risulta “indipendente dal contributo dell’operatore, rapido nell’impiego e con un costo basso”.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Brain, sebbene al momento non esista una terapia risolutiva, approccia alla malattia di Parkinson, che soltanto in Italia riguarda da vicino quasi trecentomila persone, in modo innovativo.
“L’accuratezza raggiunta sfiora il 92 per cento”, ha dichiarato Lazzaro Di Biase, neurologo del Campus Bio-Medico e primo autore della ricerca, nel corso del congresso internazionale su malattia di Parkinson e disturbi del movimento, appena conclusosi a Vancouver.
Alla base c’è la difficoltà nel discernere le oscillazioni che si rilevano in un parkinsoniano da quelle riscontrabili nelle persone che soffrono di tremore essenziale. Entrambe, infatti, oscillano tra frequenze comprese tra cinque e dieci Hertz. Il dispositivo, messo a punto da ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e dell’ateneo di Oxford, in effetti si è dimostrato in grado di discernere in pochi secondi se una persona è affetta dal Parkinson o da un tremore essenziale: malattia che non presenta un’evoluzione progressiva e che richiede altro trattamento.
Ciò rende il dispositivo del tutto innovativo dal momento che, allo stato attuale, l’errore diagnostico è pari a circa il quaranta per cento nei casi di tremore essenziale e al venti per cento nel Parkinson. “Purché la valutazione sia fatta da uno specialista dei disturbi del movimento, altrimenti la discrepanza può anche aumentare”, raccomanda Di Biase.
A ciò occorre aggiungere che, una volta scoperta la malattia, comunque al momento non esiste una terapia risolutiva e, seppur le sperimentazioni cliniche non mancano, tra le ultime, ha dato buoni risultati la stimolazione cerebrale profonda che rimane purtroppo un intervento per attenuare i sintomi, non in grado di arrestare il processo neurodegenerativo.

 

 


Mentre a livello diagnostico, la ricerca di marcatori in grado di segnalare in anticipo la presenza della malattia viaggia spedita.
Nessuna evidenza risulta però già traslata alla pratica clinica.
In Italia, i malati di Parkinson sono circa trecentomila. Un paziente su quattro ha meno di cinquant’anni e, nella popolazione generale, circa un ultraottantenne ogni 50 ne è affetto. Il tremore essenziale, invece, è il più frequente disordine del movimento: con una prevalenza del sei per cento in soggetti con età superiore a 60 anni. Il sistema si candida all’utilizzo negli ambulatori dei medici di famiglia o anche per l’uso domestico dei pazienti.

 
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